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Sono passati di qui
*loading* curiosi
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26/02/2005
e poi dicono che sono solo teorie...
Conflitto adiente-vitante: il ragazzino sul bus di ieri sera, in uniforme cappellino con visiera - felpa griffata col cappuccio - pantaloni a mezza natica lo sguardo di orgoglio di chi si sente vestito "giusto" il lavorio affannoso e continuo per tirar giù la felpa, ad evitare che dai pantaloni in punta di chiappa spuntassero le mutande Soluzione: addossarsi ad una parete in plexiglass, con fare noncurante, a braccia indietro e mani a coprire le chiappe
teeeenero 
l'ha scritto Berenice alle 12:54 ~
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Tra me e i liquidi (eccezion fatta per il mare) c'è un rapporto difficile accennando appena ai brodi carbonizzati (ci vuole talento, lo so) e al caffè lasciato bollire sul fornello più volte di quante sia in grado di ricordare, parlo dei problemi idraulici delle case nelle quali ho abitato
La penultima avrebbe garantito una solida rendita a Filippo, l'idraulico a cui mi rivolgevo allora, se solamente, a un certo punto, non avessi deciso di convivere con tutte quelle perdite e malfunzionamenti (il più esilarante, uno sciacquone che scaricava continuamente), in attesa dello sfratto che poi avvenne in questa nuova, invece, nel corso di appena un misero anno ho potuto assaporare il piacere di una vigilia di Natale passata in compagnia dei vigili del fuoco e delle ben più banali perdite a tutti i rubinetti mi mancava la prospettiva dello sfondamento di due pareti (e della conseguente inagibilità dei due bagni) per l'ennesima perdita alla colonna condominiale del riscaldamento lunedì sarò accontentata e nemmeno il conforto di un idraulico all'altezza dei fascinosissimi vigili del fuoco che si precipitarono qui alle 3 del mattino, mentre la casa si inondava d'acqua Everaldo è tanto in gamba e simpatico, ma quanto a magnetismo animale è davvero zero...
l'ha scritto Berenice alle 09:34 ~
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22/02/2005
Finalmente è di nuovo serena sorride, balla, ride, è affettuosa, spiritosa, piena di progetti per il futuro come se si fosse levata un macigno dalle spalle
Ed io finalmente respiro la ragazza è sana e piena di vita, sa vivere brutte esperienze senza andare in pezzi e, soprattutto, imparando da loro sta crescendo e sa prendersi sempre più cura di sè stessa a me non rimane che prenderne atto rilassandomi
l'ha scritto Berenice alle 10:05 ~
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18/02/2005
Pimpante, allegra, entusiasta l'albergo è una sciccheria e la città è MERAVIGLIOSA! e, come da copione, ha finito il credito telefonico, perciò che ti importa? tanto ci rivediamo sabato, no? vieni a prendermi al pullmann, no?
Giuro che quando ritorna l'incateno alla scrivania, proprio come il suo adorato Vittorio Alfieri
l'ha scritto Berenice alle 20:03 ~
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16/02/2005
Una volta mi disse "Le persone si dividono in due categorie: nutrienti e velenose. Le persone nutrienti ti fanno diventare migliore, quelle velenose ti tolgono energia e intossicano tutto quello che c'è di buono in te" Era giovane e, come spesso accade coi giovani, tendeva a dividere il mondo in bianchi e neri ma ero giovane anch'io, e anche a me piaceva poter interpretare la vita attraverso categorie così nette
Ora vedo una gran massa di anodini che si situano alle volte qua e alle volte là, sui due lati della barricata e non è facile, alle volte, capire perchè sia indispensabile strapparsi di dosso persone che in quel momento ci nutrono, sì, ma nutrono anche i nostri lati peggiori e le nostre paure meno coscienti e non è bello capire che, alle volte, sono proprio i nostri lati migliori (generosità, affetto) a renderci loro vittime
Si cresce per prove ed errori, infine e il modo di rimettere insieme le ossa c'è quasi sempre ma - per l'amor di dio - che gli errori non siano sempre gli stessi!
l'ha scritto Berenice alle 13:16 ~
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14/02/2005
Buon San Valentino a Giulietta, perchè possa raggiungere un po' della felicità che merita e che desidera tanto buon San Valentino a Marina, perchè possa staccare del tutto gli ormeggi ed accogliere finalmente un po' d'amore vero buon San Valentino a Vincenzo, perchè possa trovare chi sappia restituirgli l'amore, la protezione e la cura che dà a quelli che ama buon San Valentino a Paola, che è lontana ma non dimentica buon San Valentino a voi, amori miei :)
l'ha scritto Berenice alle 11:22 ~
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12/02/2005
L'altro giorno, sprofondata sul seggiolino del bus sul quale mi ero laboriosamente inerpicata con la mia zampa zoppa, mi guardo intorno e toh! tutti vecchietti e vecchiette che andavano al mercato era quell'ora non gettonata dai pendolari, quell'ora in cui si può trovare da sedere senza arrembaggi (ora impossibili, per la mia andatura da papera sciancata), l'ora in cui i vecchietti si azzardano ad affrontare il gelo per andare a litigare col fruttarolo - verdurario - pizzicagnolo
Mi sono sorpresa a guardare con tenerezza quelle calze elastiche, la cautela infinita con la quale si chinavano sui sedili prima di abbandonarsi, così simile alla mia di questi giorni un senso di affinità e sorellanza mai provato prima con quei corpi dei quali non ci si può più fidare, quelle articolazioni che smentiscono la fantasia di quando sei giovane e credi che correrai per sempre, salterai per sempre e che il tempo riguardi gli altri, e non te
Eppure niente tristezza, in mezzo a quel sole brillante loro chiacchieravano, io sorridevo sotto i baffi e anche il bus andava un po' più lento, per non sballottarci troppo
l'ha scritto Berenice alle 21:09 ~
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E' uno di quei giorni in cui ti rivedi al completo in una poesia, e non puoi che farla tua...
Non sono niente.
Non
sarò mai niente.
Non
posso voler essere niente.
A
parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
Finestre
della mia stanza,
della
stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se
sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi
affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una
via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale,
impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il
mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la
morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il
Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.
Oggi
sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi
sono lucido, come se stessi per morire,
e non
avessi altra fratellanza con le cose
che un
commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la
fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da
dentro la mia testa,
e una
scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.
Oggi
sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi
sono diviso tra la lealtà che devo
alla
Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla
sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Sono
fallito in tutto.
Ma
visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento
che mi hanno impartito,
sono
sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono
andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là
ho incontrato solo erba e alberi,
e
quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi
scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so
di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere
quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in
tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio?
In questo momento
centomila
cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la
storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci
sarà altro che letame di tante conquiste future.
No,
non credo in me.
In
tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo,
che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No,
neppure in me...
in
quante mansarde e non-mansarde del mondo
non
staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante
aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì,
veramente alte, nobili e lucide -,
e
forse realizzabili,
non
verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?
Il
mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non
di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
Ho
sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho
stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho
creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma
sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche
se non ci abito;
sarò
sempre quello che non è nato per questo;
sarò
sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò
sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete
senza porta,
e ha
cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e
sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere
in me? No, nè in niente.
Che la
Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo
sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il
resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi
cardiaci delle stelle,
abbiamo
conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci
siamo svegliati ed esso è opaco,
ci
siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo
usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il
sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
(Mangia
cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda
che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda
che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia,
bambina sporca, mangia!
Potessi
io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io
penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto
tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma
almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la
calligrafia rapida di questi versi,
portico
crollato sull'Impossibile.
Ma
almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile
almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i
panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e
resto in casa senza camicia.
(Tu,
che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea
greca, concepita come una statua viva,
o
patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o
principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o
marchesa del Settecento, scollata e distante,
o
celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non
so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto
questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio
cuore è un secchio svuotato.
Come
quelli che invocano spiriti invoco
me
stesso ma non trovo niente.
Mi
avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo
le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo
gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i
cani che anche loro esistono,
e
tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e
tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho
vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi
non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di
ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e
penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè
si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari
sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che
è irrequietamente coda al di qua della lucertola.
Ho
fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò
che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il
domino che ho indossato era sbagliato.
Mi
hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono
perso.
Quando
ho voluto togliermi la maschera,
era
incollata alla faccia.
Quando
l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero
già invecchiato.
Ero
ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho
gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come
un cane tollerato dall'amministrazione
perchè
inoffensivo
e
scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza
musicale dei miei versi inutili,
magari
potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non
stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando
la coscienza di esistere,
come
un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno
stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.
Ma il
padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo
guardo con il fastidio della testa piegata male
e con
il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui
morirà ed io morirò.
Lui
lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un
certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo
un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la
lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà
poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In
altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà
a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre
una cosa di fronte all'altra,
sempre
una cosa inutile quanto l'altra,
sempre
l'impossibile, stupido come il reale,
sempre
il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre
questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.
Ma un
uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la
realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi
rialzo energico, convinto, umano,
con
l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo
una sigaretta mentre penso di scriverli
e
assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo
il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi
godo, in un momento sensitivo e competente
la
liberazione da tutte le speculazioni
e la
consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.
Poi mi
allungo sulla sedia
e
continuo a fumare.
Finche
il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se
sposassi la figlia della mia lavandaia
magari
sarei felice.)
Considerato
questo, mi alzo dalla sedia.
Vado
alla finestra.
L'uomo
è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo
conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il
padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come
per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha
salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si
è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha
sorriso.
Tabaccheria di Fernando Pessoa
l'ha scritto Berenice alle 16:34 ~
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04/02/2005
Riappaiono per strada le signore impellicciate e sono dovunque! Ma non ci eravamo liberati definitivamente di questo genere di cariatidi? non era diventato disdicevole e di cattivo gusto mostrarci in pubblico avvolte da costosissimi cadaveri pelosi?
ok, non faccio finta di scandalizzarmi so bene che, in mezzo a tanti sdoganamenti (il falso in bilancio e l'evasione fiscale, tanto per citarne solo alcuni), le pellicce non potevano attendere ma porca miseria se ho trovato più gradevole e onesto il viso deturpato di un uomo sul bus una terribile cicatrice, un memento di realtà
l'ha scritto Berenice alle 10:20 ~
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01/02/2005
Il ginocchio va meglio, pare :) senza accorgermene, ora mi trovo a muovermi senza comportarmi come se la gamba fosse fatta di carta velina, il che mi fa sperare di poter evitare la visita ortopedica lo so, sono un'incosciente, ma meno medici vedo , meglio sto
Mai un osso rotto, al massimo distorsioni non sono abituata a sentirmi impedita nei movimenti, ma in questi giorni ho fatto i conti con il semplice girare per il mercato o dare una pulitina alla casa (non avevo la necessità di muovermi per andare al lavoro, grazie a dio) da handicappata non mi è piaciuto, proprio no... umore di merda e pensieri foschi mi sono risparmiata solo di fare le lagne, che non sopporto a prescindere
l'ha scritto Berenice alle 08:57 ~
permalink ~ commenti (14) 
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