la creazione è avventura, è giovinezza, è libertà




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Sono passati di qui
*loading* curiosi


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26/02/2005

e poi dicono che sono solo teorie...

Conflitto adiente-vitante: il ragazzino sul bus di ieri sera, in uniforme cappellino con visiera - felpa griffata col cappuccio - pantaloni a mezza natica
lo sguardo di orgoglio di chi si sente vestito "giusto"
il lavorio affannoso e continuo per tirar giù la felpa, ad evitare che dai pantaloni in punta di chiappa spuntassero le mutande
Soluzione: addossarsi ad una parete in plexiglass, con fare noncurante, a braccia indietro e mani a coprire le chiappe

teeeenero

Tra me e i liquidi (eccezion fatta per il mare)  c'è un rapporto difficile
accennando appena ai brodi carbonizzati (ci vuole talento, lo so) e al caffè lasciato bollire sul fornello più volte di quante sia in grado di ricordare, parlo dei problemi idraulici delle case nelle quali ho abitato

La penultima avrebbe garantito una solida rendita a Filippo, l'idraulico a cui mi rivolgevo allora, se solamente, a un certo punto, non avessi deciso di convivere con tutte quelle perdite e malfunzionamenti (il più esilarante, uno sciacquone che scaricava continuamente), in attesa dello sfratto che poi avvenne
in questa nuova, invece, nel corso di appena un misero anno ho potuto assaporare il piacere di una vigilia di Natale passata in compagnia dei vigili del fuoco e delle ben più banali perdite a tutti i rubinetti
mi mancava la prospettiva dello sfondamento di due pareti (e della conseguente inagibilità dei due bagni) per l'ennesima perdita alla colonna condominiale del riscaldamento
lunedì sarò accontentata
e nemmeno il conforto di un idraulico all'altezza dei fascinosissimi vigili del fuoco che si precipitarono qui alle 3 del mattino, mentre la casa si inondava d'acqua
Everaldo è tanto in gamba e simpatico, ma quanto a magnetismo animale è davvero zero...

22/02/2005

Finalmente è di nuovo serena
sorride, balla, ride, è affettuosa, spiritosa,  piena di progetti per il futuro
come se si fosse levata un macigno dalle spalle

Ed io  finalmente respiro
la ragazza è sana e piena di vita, sa vivere brutte esperienze senza andare in pezzi e, soprattutto, imparando da loro
sta crescendo e sa prendersi sempre più cura di sè stessa
a me non rimane che prenderne atto rilassandomi

18/02/2005

Pimpante,  allegra, entusiasta
l'albergo è una sciccheria e la città è MERAVIGLIOSA!
e, come da copione, ha finito il credito telefonico,  perciò che ti importa? tanto ci rivediamo sabato, no? vieni a prendermi al pullmann, no?

Giuro che quando ritorna l'incateno alla scrivania, proprio come il suo adorato Vittorio Alfieri 

16/02/2005

Una volta mi disse "Le persone si dividono in due categorie: nutrienti e velenose. Le persone nutrienti ti fanno diventare migliore, quelle velenose ti tolgono energia e intossicano tutto quello che c'è di buono in te"
Era giovane e, come spesso accade coi giovani,  tendeva a dividere il mondo in bianchi e neri
ma ero giovane anch'io, e anche a me piaceva poter interpretare la vita attraverso categorie così nette

Ora vedo una gran massa di anodini che si situano alle volte qua e alle volte là, sui due lati della barricata
e non è facile, alle volte, capire perchè sia indispensabile strapparsi di dosso persone che in quel momento ci nutrono, sì,  ma nutrono anche i nostri lati peggiori e le nostre paure meno coscienti
e non è bello capire che, alle volte, sono proprio i nostri lati migliori (generosità, affetto) a renderci loro vittime

Si cresce per prove ed errori, infine
e il modo di rimettere insieme le ossa c'è quasi sempre
ma - per l'amor di dio - che gli errori non siano sempre gli stessi!

14/02/2005

Buon San Valentino a Giulietta, perchè possa raggiungere un po' della felicità che merita e che desidera tanto
buon San Valentino a Marina, perchè possa staccare del tutto gli ormeggi ed accogliere finalmente un po' d'amore vero
buon San Valentino a Vincenzo, perchè possa trovare chi sappia restituirgli l'amore, la protezione e la cura che dà a quelli che ama
buon San Valentino a Paola, che è lontana ma non dimentica
buon San Valentino a voi, amori miei  :)

12/02/2005

L'altro giorno, sprofondata sul seggiolino del bus sul quale mi ero laboriosamente inerpicata con la mia zampa zoppa, mi guardo intorno e toh! tutti vecchietti e vecchiette che andavano al mercato
era quell'ora non gettonata dai pendolari, quell'ora in cui si può trovare da sedere senza arrembaggi (ora impossibili, per la mia andatura da papera sciancata), l'ora in cui i vecchietti si azzardano ad affrontare il gelo per andare a litigare col fruttarolo - verdurario - pizzicagnolo

Mi sono sorpresa a guardare con tenerezza quelle calze elastiche, la cautela infinita con la quale si chinavano sui sedili prima di abbandonarsi, così simile alla mia di questi giorni
un senso di affinità e sorellanza mai provato prima con quei corpi dei quali non ci si può più fidare, quelle articolazioni che smentiscono la fantasia di quando sei giovane e credi che correrai per sempre, salterai per sempre e che il tempo riguardi gli altri, e non te

Eppure niente tristezza, in mezzo a quel sole brillante
loro chiacchieravano, io sorridevo sotto i baffi e anche il bus andava un po' più lento, per non sballottarci troppo

E' uno di quei giorni in cui ti rivedi al completo in una poesia, e non puoi che farla tua...

Non sono niente.

Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.

Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.

Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.

Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?

Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.

Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.

(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.

(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.

Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.

Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.

Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.

Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.

Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.


Tabaccheria di Fernando Pessoa

04/02/2005

Riappaiono per strada le signore impellicciate
e sono dovunque!
Ma non ci eravamo liberati definitivamente di questo genere di cariatidi? non era diventato disdicevole e di cattivo gusto mostrarci in pubblico avvolte da costosissimi cadaveri pelosi?

ok, non faccio finta di scandalizzarmi
so bene che, in mezzo a tanti sdoganamenti (il falso in bilancio e l'evasione fiscale, tanto per citarne solo alcuni), le pellicce non potevano attendere
ma porca miseria se ho trovato più gradevole e onesto il viso deturpato di un uomo sul bus
una terribile cicatrice, un memento di realtà

01/02/2005

Il ginocchio va meglio, pare :)
senza accorgermene, ora mi trovo a muovermi senza comportarmi come se la gamba fosse fatta di carta velina, il che mi fa sperare di poter evitare la visita ortopedica
lo so, sono un'incosciente, ma meno medici vedo , meglio sto

Mai un osso rotto, al massimo distorsioni
non sono abituata a sentirmi impedita nei movimenti, ma in questi giorni ho fatto i conti con il semplice girare per il mercato o dare una pulitina alla casa (non avevo la necessità di muovermi per andare al lavoro, grazie a dio) da handicappata
non mi è piaciuto, proprio no...
umore di merda e pensieri foschi
mi sono risparmiata solo di fare le lagne, che non sopporto a prescindere

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Va da sè, in questi tempi oscillanti tra il copiereccio e l'autocelebrativo, che il contenuto integrale di questo blog è da intendersi pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Mucchetta può svolazzare grazie ad uno script di Thomas Brattli modificato da Scimmiapelosa, ai quali va la mia sempiterna gratitudine. Il resto è farina del mio sacco.
Infine devo avvisarvi che questo blog è visibile al meglio con Mozilla e Firefox.... bwahahahahahahah!!