Per cena aringhe affumicate e cipolle crude condite con succo di limone e meraviglioso olio extra-infra-supervergine biologicoconspremituraafreddo, accompagnate da pane di segale
tanto stasera non devo baciare nessuno
e, diciamocelo, uno che inorridisse di fronte a simili paradisiaci se pur rustici aromi non varrebbe la pena baciarlo, fosse anche un dio in terra
E' passato quasi un anno dal mio ultimo post, e rieccomi
ovvio che non spiegherò cosa mi è successo in tutto questo tempo (ho sempre odiato con tutta l'anima fare i riassunti)
ma ho voglia di fare il punto, nell'alba del primo giorno del nuovo anno
Ho imparato (ma non col cervello, che sapeva da tempo, bensì col cuore) che i crediti inesigibili vanno archiviati, per evitare che avvelenino le esperienze che ci aspettano
che il mondo è straordinariamente vario, e che asserragliarsi in un bunker per paura non evita che la realtà ci piombi addosso e ci stravolga la vita
e che anche quando la stravolge non è detto affatto sia una catastrofe
Altre parole di saggezza più avanti, quando avrò ricaricato le mie scorte di pomposità
Mi sono svegliata allegra, dopo un capodanno passato in solitaria, più per scelta che per necessità
e non mi sento sola, ma piena di curiosità per quel che devo ancora scoprire
Anni Cafoni - Piccolo glossario di sopravvivenza (2)
monito [mò-ni-to] s.m.
Pesante rimprovero che viene espresso ex-cathedra (realmente o metaforicamente) da chi pone sè stesso al di fuori dell'insieme dei soggetti destinatari: lancio un severo m. (mi tocca, per dovere istituzionale non disgiunto a volte da una qualche sogghignante soddisfazione che ammetterei se solo volessi o potessi permettermi un briciolo di onestà, dare una tirata d'orecchie a qualcuno che non mi starà a sentire ma che farà finta di rimanere per un attimo contrito in seguito al mio cazziatone. Tutta questa sceneggiata appartiene ad un gioco delle parti ultracollaudato, e viene messa in scena per la delizia del pubblico pagante, che vuole assistere all'eterno spettacolo di buono vs cattivo. Ma non bisogna credere che il pubblico se la beva: qualunque cosa accada su quel palcoscenico è, per definizione, finto ed il pubblico pensa che tutti gli attori siano dei buffoni senza vergogna.
Un giorno, forse, gli antropologi del futuro scopriranno il senso ultimo di tutto ciò e il perché si perpetui)
Ho sempre trovato profondamente stupidi certi sussulti d'orgoglio derivanti da fortuite appartenenze sono orgoglioso di essere italiano, di essere romano e chi più ne ha più ne metta
ma stavolta non posso fare a meno di sentirmi orgogliosa e quindi, se vogliamo, felicemente stupida
orgogliosa di essermi laureata in un'università come La Sapienza, dove si annidano ancora persone capaci di alzare la voce per dissentire, invece che inchinarsi servili al potere
Dalle altre università italiane soltanto silenzio
niente consensi nè dissensi, niente su cui ragionare
è tanto più facile comportarsi come il figliolo ubbidiente, che fa il pesce in barile lasciando che sia il fratello senza peli sulla lingua a subire le conseguenze dell'aver detto ad alta voce ciò che pensa
Capiamolo, questo bravo ragazzo ubbidiente... se mai dovessero esserci ricadute positive, ne godrà anche lui, se ci sarà qualcosa da pagare, lui ne sarà esentato
chi potrebbe negare che tutto questo sia in puro stile italico?
Quel ragazzaccio maleducato di suo fratello, invece, diventerà il bersaglio preferito di tutte le anime belle (certe cose si possono pensare, ma mai dire ad alta voce, ricordati!) che troveranno nuove occasioni per continuare nell'antica pratica del "leccaculismo del potente", da sempre fruttuoso, le sue intenzioni saranno sviscerate, travisandone allegramente il senso perchè tanto chi ci farà caso?, nel salotto delle vecchie zie, grate di avere nuovi spunti di pettegolezzo dopo aver consunto i vecchi
cavoli suoi! se l'è cercata, dopotutto, questo ragazzaccio impudente...
Per farla breve (mi reggo ancora in piedi per scommessa, dopo un'influenza catastrofica), al prossimo che mi parlerà male de La Sapienza sputerò in un occhio
tenetelo presente, bravi ragazzi ubbidienti
Da un paio di giorni, il ricordo insistente di una canzone ascoltata nel delizioso e vecchissimo musical "Bulli e pupe"
musical all'altezza del romanzo da cui è tratto, di Damon Runyon, che da ragazzina mi divertì alquanto e mi fece apprezzare le virtù di una scrittura fuori dagli schemi scolastici cui ero abituata, prima dello sconvolgimento definitivo e senza ritorno che Il giovane Holden apportò al mio stile personale.
Sarà che in questo momento avrei TANTO bisogno di un colpo di fortuna, sarà che il ritmo così energetico della canzone ha il potere di scuotermi dalla mia solita tendenza al letargo
fatto sta che la dedico a me stessa
They call you lady luck
But there is room for doubt
At times you have a very un-lady-like way
Of running out
Your on this date with me
The pickins have been lush
And yet before the evening is over
You might give me the brush
You might forget your manners
You might refuse to stay
And so the best that I can do is pray
Luck be a lady tonight
Luck be a lady tonight
Luck if youve been a lady to begin with
Luck be a lady tonight
Luck let a gentleman see
Just how nice a dame you can be
I know the way youve treated other guys youve been with
Luck be a lady with me
A lady never leaves her escort
It isnt fair, it isnt nice
A lady doesnt wander all over the room
And blow on some other guys dice
Lets keep this party polite
Never get out of my sight
Stick with me baby, Im the guy that you came in with
Luck be a lady tonight
A lady never flirts with strangers
Shed have a heart, shed be nice
A lady doesnt wander all over the room
And blow on some other guys dice
Lets keep this party polite
Never get out of my sight
Stick with me baby, Im the guy that you came in with
Luck be a lady tonight!
Si può tranquillamente andare al bar da sole senza essere scambiate per adescatrici, sempre che si sia stagionate come la sottoscritta (del buono c'è nell'essere una tardona, via... :D), ma non bisogna illudersi di poter passare inosservate, perchè ragazzini, pastori, casalinghe, vecchietti e vecchiette ti faranno i raggi X con occhi acuti come spilli, dietro i quali sentirai il baccano di pensieri come e questa chi è? da dove viene? ma dove alloggia? deve aver parenti qui, ma chi?, sempre che non ti avvicinino per chiedertelo direttamente.
D'altro lato, apprezzerai con sorpresa il fatto che qualunque passante incrocerai, persino i bambini che escono da scuola, ti saluterà gentilmente, e se gli chiederai informazioni si farà in otto per darti una mano.
Nella casa, niente fantasmi o inquietanti presenze, ma puzza di chiuso, mucchi di ciarpame, vecchi mobili in disarmo, orribili quadri e stampe alle pareti (ho scoperto che uno particolarmente orrido era l'ingrandimento, colorato a mano, della microfoto di zia Margherita, morta da bambina), santini, vecchi calendari e foto di Padre Pio. Il tutto guarnito da abbondanti ragnatele.
In compenso, il profumo e il sapore delizioso dei fichi che crescono sull'albero nel cortile, da contendere a passeri buongustai che hanno preso alloggio nell'intrico di rovi che una volta era un bel rosaio. Inquilini vivaci e nervosi, che prendono il volo al suono del primo passo nel cortile.
Il grande albero di cachi pare non attirarli, ma i frutti sono ancora verdi e acerbi, e pendono dai rami come grandi palle di un albero di Natale.
La gente cammina tanto, senza fretta ma con costanza, quindi se chiederai scusi, è lontano il cimitero? si può raggiungere a piedi? e ti risponderanno eia! è ssolo una ppasseggiatta!, non ti stupirai quando ti troverai ad inoltrarti nella campagna verso una macchia lontana di cipressi che si avvicina sin troppo lentamente. E capirai il perchè di tanti sedili e panchine lungo la via, luogo di sosta per riprendere fiato e salotto per i vecchietti, che da quelle parti preferiscono sedersi in lunghe file a chiacchierare e osservare con la solita vista a raggi X tutti i passanti, piuttosto che ammuffire davanti alla televisione come in tutti i luoghi civilizzati.
I vecchietti, per l'appunto.
Nel piccolo cimitero, dove ti troverai tutta sola in una mattina splendente di sole già autunnale, scoprirai che lì la gente vive molto a lungo. Pochissimi bambini, pochi giovani, ma schiere su schiere di vecchioni tarchiati e di vecchiette incartapecorite vestite di nero.
Come se lnvecchiare qui facesse arrotondare i maschi e disseccare le femmine, rifletto mentre saltello tra le tombe disposte in ordine sparso alla ricerca dei miei nonni. Ma gli avi sono dispettosi e si nascondono chissà dove.
E' vero che mi sorprendo a cercare tra i volti invece che tra i cognomi, come se mi ritenessi in grado di riconoscere volti di famiglia mai visti (mio nonno) o visti una sola volta in foto (mia nonna, giovane, alta, bella e sorridente. Indossa il bel costume del paese come un abito regale).
Faccio una pausa seduta sul muro basso del vialetto d'ingresso. E' tarda mattinata, il sole fa brillare le scritte in caratteri liberty sulla lapide accanto a me e una lucertola passeggia pigramente sul granito. Qualche cracra di cornacchie e un venticello fresco che sull'altura vicina fa girare le pale eoliche.
Pace tutt'intorno e dentro di me, e morti che ronfano serenamente. Non ho trovato i miei nonni, ma va bene così. Mi avvio per tornare a casa e passando accanto a un cortile dove stanno arrostendo un capretto per il pranzo domenicale mi accorgo di essere affamata, anzi, affamatissima.
All'arrivo avevo deciso di non voler affrontare cucina a gas, tegami, piatti e posate (è tutto da lavare, se non altro per togliere di torno quell'odore di vecchio e chiuso) e di optare per pane, salsiccia, formaggio e frutta. Scelta che si è rivelata felice, grazie al buon pane (i romani consideravano questa zona "il granaio di Roma"), all'ottima frutta locale ed ai formaggi di varie qualità che qui producono i pastori, uniti in consorzio. Evito di pensare al mio colesterolo ed agli aromi pecorecci che alla fine del mio soggiorno probabilmente esalerò.
Ma quando mi ricapiterà di mangiare tante cose così buone e ruspanti tutte insieme?
E arriva il giorno del ritorno.
In piedi alle 4 del mattino, per arrotolare il sacco a pelo ed infilarlo nel trolley seguito da tutto il resto del bagaglio. Mi lavo, mi vesto, chiudo luce e acqua (la manopola è in fondo al cortile, da raggiungere a tentoni nel buio pesto), controllo di aver chiuso finestre e porte e sono già per strada, sotto luci giallastre gentile regalo della centrale eolica.
Silenzio totale, solo un chicchirichì al quale, dopo il clac della porta che si chiude e il suono delle rotelle del trolley sul selciato, si aggiungono immediatamente starnazzamenti sguaiati di anatre e oche, gorgoglii di tacchini e altri versi non meglio identificati. Ho svegliato un intero zoo , penso mentre mi avvio alla fermata del pullman, unico collegamento giornaliero con Cagliari, che passa alle 6,25 del mattino per portare gli studenti a scuola, ma meglio se sta alla fermmatta in anticcippo, perché certte vvolte ppassanno primma e cooorronnnoooo..... Se voglio prendere la nave stasera non c'è altro modo... mi toccherà passare la giornata a Cagliari, buttata nel porto come un'emigrante.
Un vecchietto insonne si avvicina, mi raggiunge, mi saluta e gira sui tacchi, tornando lentamente da dove è venuto. Il suono dei suoi passi sul selciato, nel silenzio rotto solo ogni tanto da qualche macchina di passaggio.
Arriva il pullman, puntuale. Il guidatore è un gran bel pezzo di figliolo, che mi dà una mano a sistemare il mio pesantissimo trolley nel bagagliaio e poi si lancia in una corsa vertiginosa nel buio, lungo la stradina tutta curve. Ad est l'orizzonte sta schiarendo e quando arriviamo sopra il lago Mulargia è di un celeste tenerissimo, con una nuvola che sembra l'ala piumosa di un angelo. Intorno, boscaglie cupe e arruffate, qualche albero e campi di grano falciato, in ogni campo in una direzione diversa.
Sentendo l'arrivo del pullman, si alza in volo uno stormo di grandi uccelli scuri e in un flash capisco che solo un pittore potrebbe rendere questa bellezza drammatica e struggente, Van Gogh.
Poi iniziano i paesini, salgono i ragazzi, uguali ai loro coetanei di qualunque altra parte del mondo.
Poi Cagliari, la città. Ancora lontanissima da Roma, il viaggio è già finito.
Eccomi in partenza per N., paesino di poco più di duemila anime ai bordi della Barbagia, dove viveva la famiglia di mio padre
l'ultima zia è morta da tempo e occorreva che qualcuno di noi nipoti si decidesse ad occuparsi della vendita di questa enorme casa, che di fatto è un peso morto sulle nostre spalle.
Andai lì una sola volta, e sgambettavo ancora in carrozzina
nessun ricordo, quindi, ma in compenso mille inquietudini
Almeno cinque giorni da passare in una casa ancora piena zeppa di mobili e oggetti
niente pc, niente televisione, probabilmente niente radio
il dubbio di poter impunemente andare al bar a prendere un caffè senza essere scambiata per una donna di facili costumi (mi è successo, anni fa...)
e la certezza di essere squadrata come un'aliena
Magari troverò molta più modernità di quanta immagino
magari la bellezza dei luoghi ( è zona nuragica, ricca di fiumi e laghi!) mi incanterà
magari di notte dormirò come un ghiro e non fantasticherò su ogni scricchiolio di quella vecchia casa
al momento sono aperta ad ogni ipotesi
Però mi sento come un esploratore che sta per inoltrarsi in un territorio non segnato sulle mappe
eccitazione e preoccupazione che si mescolano senza soluzione di continuità
è un viaggio alle mie radici, in definitiva - la famiglia di mio padre, questa perfetta sconosciuta -
è andare incontro a storie che non conosco, facce che non conosco, vite che non conosco nelle quali, forse, potrei trovare il rispecchiamento e parte del senso della mia storia, della mia faccia e della mia vita.
Non è curioso che, giunti al punto di saper riconoscere la nostra particolarissima unicità
quella vera, che va al di là di ogni etichetta che qualcuno ci appiccica addosso
quella che fa di noi un individuo assolutamente inconfondibile
si diventi contemporaneamente capaci di ravvisare una sorta di fratellanza che ci accomuna a chiunque altro
tale che quando dai dell'idiota o del lestofante a qualcuno sai che stai giudicando anche una parte di te?
Come se il massimo dell'individuazione permettesse di cogliere il filo che unisce tutti noi
come salire in cima a una montagna e scoprire che la linea dell'orizzonte è curva e non piatta
Piccoletta, sorridente, con parecchi rotoli di ciccia strizzati nella magliettona nera sulla quale spicca, a caratteri cubitali, la scritta "BRIATORE ME SPICCIA CASA" *
scende dal bus e si avvia, baldanzosa e insieme timida (per l'audacia della scritta?), a fare la spesa al mercato rionale
* Per i non romani: "Briatore fa la pulizie a casa mia"
Anni Cafoni - Piccolo glossario di sopravvivenza (1)
autoironia[au-to-i-ro-nì-a] s.f.
Capacità di ridere bonariamente quando il tuo aggressore ti sfotte pesantemente. In quest'accezione, vi si può ravvisare l'espressione di un meccanismo di difesa non dissimile dalla sindrome di Stoccolma: non hai un briciolo di a. (il tuo desiderio di picchiarmi perchè ti ho detto, a freddo, senza provocazione e senza esser stato interpellato, che sei un povero imbecille fallito è sintomo della tua immaturità e della tua incapacità di considerarmi il tuo legittimo giudice, prerogativa che mi appartiene e che solo un imbecille fallito come te oserebbe negarmi)
La falce di luna c'è anche stasera, in un cielo celeste che sfuma nell'albicocca, mentre ieri a Monteflavio, sottile quanto un'artigliata, componeva con la sagoma della chiesa sulla montagna una sinfonia dalla dolcezza quasi melensa sui toni dell'azzurro cobalto
un cielo da fondale di presepio, ho pensato
e sono affiorati ricordi di tecnica di acquarello nell'osservare le velature delle montagne lontane
scura, meno scura, meno scura ancora, appena avvertibile
Altri ricordi, a tradimento, di lontanissime sagre patronali, e di processioni, si mescolano alla caciara di oggi
le pie donne vestono alla moda, ora, e sono fresche di parrucchiere
e le candele indossano un praticissimo collarino di carta, ché il vento non possa spegnere le fiammelle
mancano gli incappucciati delle confraternite, e la statua della Madonna non scintilla dell'oro di chili e chili di ex-voto
collane, bracciali, anelli, orecchini
una cascata d'oro che ondeggiava al passo cadenzato dei portatori
non c'è lo stendardo completamente coperto di biglietti di banca (quelli di allora, grandi come lenzuoli) e i carabinieri non sono più in alta uniforme, col pennacchio rosso e blu
C'è una Madonna che stenta ad uscire dal portale della chiesa
quanti calcoli avranno fatto per valutare l'ingombro?
ma infine viene laboriosamente issata sulle spalle dei portatori e si avvia, tra le campane che suonano a stormo e i rulli di tamburo della banda, che sovrastano il "Mira il tuo popolo o bella Signora" (toh, sempre quella!) cantata a voce troppo timida dalle pie donne
Quanto amavo la sguaiatezza delle voci di allora!
un canto religioso che prendeva il sapore di un canto di lavoro, di un canto di mondine
queste sono voci televisive, anche quando sono stonate
La Madonna - Wendy , che si sta facendo trascinare in aria da un angiolotto - Peter Pan
un piede ancora per terra, l'altro già in piena ascensione al cielo
e sul retro del gruppo scultoreo un cartello coi nomi dei donatori
(il prezzo di un pezzetto di paradiso?)
sparisce oltre la curva della stradina e la gente torna al bar, ché per il ritorno in piazza della processione c'è tempo
il sacrestano prova il microfono che userà il parroco per la preghiera
e un bambinetto vestito a festa caracolla sul sagrato, fermandosi davanti alla scalinata della chiesa
i gradini sono troppo alti per lui, che cammina da poco
e si siede sul primo gradino, minuscolo come un bambolotto
Poi le avanguardie di pie donne tornano in piazza con i loro gagliardetti e le loro candele
e la piazza lentamente si riempie di nuovo
per ultimi, Wendy e Peter Pan, che vengono sistemati davanti all'ingresso della chiesa
E il parroco parte col discorso
Ratzinger, guerre, bambini che soffrono la fame, sprechi intollerabili, unità della famiglia e blablabla
Io sono lontana, davanti allla vetrina illuminata a festa del vecchio tabacchi-drogheria-cartoleria-edicola, e fisso col naso all'aria quella collanina di perline gialle che contemplo tutte le mattine, prima di entrare a scuola
chissà che occhi ho, mentre la guardo in silenzio
chissà con quanta attenzione quest'omone in alta uniforme sta guardando me che guardo
papà, così imponente da intimidirmi, col suo pennacchio e le sue nappe dorate il giorno della festa patronale
papà che si china verso di me, persa nel mio sogno, e mi mette in mano la collanina, comprata per me
Vorrei che qualcuno mi spiegasse PERCHÉ in una città come Roma, nella quale sgorga da rubinetti e fontanelle un'acqua migliore di quella di molte acque commerciali (ne ho parlato col responsabile del controllo Acque Potabili dell'Istituto Superiore di Sanità, mica bruscolini...) la gente si trascina a casa, uscendo dal supermercato, bottiglie su bottiglie di acqua minerale
romani spreconi? romani drogati di pubblicità?
e ancora, PERCHÉ caspita qui quasi tutte le donne e buona parte degli uomini non escono di casa se non muniti di una bottiglietta d'acqua (commerciale, of course)?
no, dico... avete mai sentito quanto fa schifo l'acqua intiepidita, dopo una mezz'oretta che si sta in giro?
ma prendetevi un bicchiere d'acqua al bar, no? o meglio, attaccatevi ai cari vecchi nasoni, che in questa benedetta città sono dappertutto
Ieri sera sono tornata a casa con un sorriso sulle labbra e piuttosto allibita, perché tra l'andata e il ritorno dall'Istituto è successo di tutto:
- il vicino di casa egiziano che mi riempie di complimenti e infine ci prova, in modo garbatissimo (anche se capisco solo metà di quello che dice, quello l'ho capito perfettamente)
- un tipo di mezza età che alla fermata mi guarda come fulminato con sguardo adorante e tenta in tutte le maniere di attaccar bottone (l'ho seminato prendendo al volo un bus di passaggio)
- sul bus, un altro tipo di mezza età, dopo avermi coinvolta un po' riluttante in una mezza conversazione, decide non solo che sono una persona perbene, ma anche che mi si è affezionato di colpo, anzi, mi vuole già bene. Quando scendo dal bus non ha ancora trovato modo di chiedermi un appuntamento (argh!), ma salutandomi mi indirizza, lanciandolo nell'aria, un bacio teatralissimo
Aggiungiamoci sguardi ammiccanti, vecchie cinesi sorridenti che mi danno informazioni non richieste, simpatiche conversazioni sulla politica che finiscono per coinvolgere mezzo bus ed ecco un en-plein di cosette carine che non mi accadevano da tempo immemorabile.
Una volta a casa, chiedo a Giulia, che sta ridendo per il racconto delle mie conquiste Ma che ho oggi? i pupazzetti in faccia?
mi guardo persino allo specchio per capire meglio, e vedo lo stesso cesso invecchiato di sempre
mah!
O quel briciolo di abbronzatura che ho preso e che ha cancellato il solito colore da zombie della mia faccia ha fatto miracoli che neanche San Gennaro, o aver finito di scrivere una lettera pepatissima a quell'asino di mio fratello nella quale, dopo anni di stupida tolleranza, mi levo un bel po' di sassolini dalle scarpe, ha dato al mio sguardo una luce piena di energia
energia positiva, se ha attirato così tanto
Va da sè, in questi tempi oscillanti tra il copiereccio e l'autocelebrativo, che il contenuto integrale di questo blog è da intendersi pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Mucchetta può svolazzare grazie ad uno script di Thomas Brattli modificato da Scimmiapelosa, ai quali va la mia sempiterna gratitudine. Il resto è farina del mio sacco.
Infine devo avvisarvi che questo blog è visibile al meglio con Mozilla e Firefox.... bwahahahahahahah!!