tutti gli animali sono uguali, ma alcuni vorrebbero essere più uguali degli altri




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Sono passati di qui
*loading* curiosi


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12/10/2009

Dieci domande alla sinistra

Al sig. Berlusconi è stato chiesto conto di tutto, ed ha risposto a modo suo, come prevedibile
negare anche l'evidenza, giurare sulla testa dei suoi figli (che a quest'ora dovrebbero già essere tutti morti e sepolti, visto che l'ha fatto in passato mentendo platealmente, come i fatti hanno dimostrato), abbandonarsi ad un'orgia di paranoia cosmica condita dal solito solipsismo narcisistico

ok, vale la pena di lasciarlo cuocere nel suo brodo, ché ha cuochi molto più abili di me, e rivolgere la mia attenzione a quelli che tecnicamente rappresenterebbero la mia corrente politica di riferimento ideologico e sentimentale, la Sinistra, in particolare i PD

sì, perché ora come ora non saprei chi caspita votare, nel caso in cui si andasse presto alle urne
ora come ora, lo confesso, il mio orientamento è quello descritto da Montale "questo solo oggi possiamo dirti, quel che non siamo, quel che non vogliamo"
so di non volere silvio, so di non volere la lega e fin qui tutto chiaro
ma il problema è: voglio questo PD?

E allora ecco 10 domande da rivolgere ai miei "amici", perché il mio voto non lo do gratis e sarà il caso che qualcuno se lo guadagni.

1) Siete consapevoli del fatto che, sin dal suo primo proporsi, la questione del conflitto di interessi sembrava avere connotati potenzialmente dirompenti sugli assetti democratici agli occhi di qualunque pincopallino minimamente interessato alla politica?

2) Se ne eravate consapevoli, perchè non avete fatto nulla per affrontarlo quando eravate al governo?

3) Fino a che punto ritenete sia opportuno ed etico arrivare a compromessi con gli avversari politici pur di continuare a tenere il culo su una poltrona?

4) Se silvio parla solo alla pancia del suo elettorato, bypassando allegramente il contenuto della scatola cranica e persino il semplice buonsenso, Vi sembra un'operazione volta invece al cervello dell'elettorato offrire uno spettacolo di accanite lotte intestine sulla rava e sulla fava, invece di pensare ad un programma basato sui fatti e sull'agire?

5) Vi è chiaro che siamo in una situazione di emergenza democratica e che in simili frangenti qualunque dissertazione su ciò che vi divide va archiviata in favore di ciò che vi unisce, rimandando i distinguo a tempi più sereni?

6) Vi è chiaro che il popolo italiano è il vostro datore di lavoro, e che vi paga ultraprofumatamente perchè facciate in maniera corretta il vostro mestiere?

7) Se ne siete consapevoli, in base a quale arbitrio vi permettete di essere spesso assenti in aula, che è il vostro luogo di lavoro? forse per voi non valgono le stesse regole che esistono per qualunque stipendiato?

8) In base a quale etica di sinistra nessuno tra voi ha sollevato la questione dell'autoriduzione dei vostri lautissimi stipendi, in un periodo nel quale la stragrande maggioranza degli italiani deve rinunciare anche a piccolissimi lussi? come potete serenamente guardare in faccia un padre di famiglia che non riesce più a combinare il pranzo con la cena tutti i giorni del mese?

9) Come più o meno dice quel detto "Se il destino ti concede solo limoni, fa limonate". Ora rappresentate l'opposizione... ebbene, fatela! perchè dovremmo votarvi, e quindi pagarvi, per non far nulla?

10) Vi è chiaro che molti vostri elettori vorrebbero poter credere alla buona volontà dei parlamentari nell'adoperarsi per il bene comune e continuano ad essere delusi anche da coloro i quali condividono, o sembrerebbero condividere, la loro stessa visione del mondo?
In definitiva,che cosa potreste dirci di sensato
e non populista
e non roboante
per riguadagnare quella briciola di fiducia che occorre per mettere quella crocetta sulla scheda?


Solo 10 domande, per ora, ma non ho finito
no

08/10/2009

Rosy, oggi sei il mio mito
vabbè che a sparare sulla Croce Rossa ( il povero piccolo silvio, nella fattispecie) c'è poco sugo, ma tant'è...

10/09/2009

Don Paolo Farinella a Silvio Berlusconi: Lettera di ripudio


Sig. Presidente «pro tempore»
del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,
Palazzo Chigi

00100 Roma



Lettera di ripudio

Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:

< http://www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response >.

Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:

< http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related >.


Legittimità elettorale e dignità etica

Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.

Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.

Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».

Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.


Essere «alto» ed essere »grande»

Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.

Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).


La maledizione italiana

A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione di legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.

Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.

Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.

Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.

Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.


Spergiuro

Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?

Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.

Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.


Affari privati o deriva di Stato?

Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?

Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?

Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veroni Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.

Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.



Strategie convergenti

Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.

Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangette è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.


Ripudio

Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.

Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza

Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.

Genova 09 settembre 2009

Paolo Farinella, prete

fonte: http://corradomariagio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2329780

01/06/2009

(: odɯǝʇ 1ǝp oʇɐʇʇǝdsɐuı o1ɐbǝɹ un
ɐʇɐʇ1ɐqıɹ è ıs ǝ1ɐʇuǝɯ ɐʌıʇʇǝdsoɹd ɐıɯ ɐ1 osıʌʌoɹdɯı,11ɐ

25/04/2009

Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla

03/01/2009

Per cena aringhe affumicate e cipolle crude condite con succo di limone e meraviglioso olio extra-infra-supervergine biologicoconspremituraafreddo, accompagnate da pane di segale
tanto stasera non devo baciare nessuno
e, diciamocelo, uno che inorridisse di fronte a simili paradisiaci se pur rustici aromi non varrebbe la pena baciarlo, fosse anche un dio in terra

01/01/2009

Senza speranza né paura

E' passato quasi un anno dal mio ultimo post, e rieccomi
ovvio che non spiegherò cosa mi è successo in tutto questo tempo (ho sempre odiato con tutta l'anima fare i riassunti)
ma ho voglia di fare il punto, nell'alba del primo giorno del nuovo anno

Ho imparato (ma non col cervello, che sapeva da tempo, bensì col cuore) che i crediti inesigibili vanno archiviati, per evitare che avvelenino le esperienze che ci aspettano
che il mondo è straordinariamente vario, e che asserragliarsi in un bunker per paura non evita che la realtà ci piombi addosso e ci stravolga la vita
e che anche quando la stravolge non è detto affatto sia una catastrofe

Altre parole di saggezza più avanti, quando avrò ricaricato le mie scorte di pomposità

Mi sono svegliata allegra, dopo un capodanno passato in solitaria, più per scelta che per necessità
e non mi sento sola, ma piena di curiosità per quel che devo ancora scoprire

meraviglioso inizio d'anno

20/01/2008

Anni Cafoni - Piccolo glossario di sopravvivenza (2)

monito [mò-ni-to] s.m.
Pesante rimprovero che viene espresso ex-cathedra (realmente o metaforicamente) da chi pone sè stesso al di fuori dell'insieme dei soggetti destinatari: lancio un severo m. (mi tocca, per dovere istituzionale non disgiunto a volte da una qualche sogghignante soddisfazione che ammetterei se solo volessi o potessi permettermi un briciolo di onestà, dare una tirata d'orecchie a qualcuno che non mi starà a sentire ma che farà finta di rimanere per un attimo contrito in seguito al mio cazziatone. Tutta questa sceneggiata appartiene ad un gioco delle parti ultracollaudato, e viene messa in scena per la delizia del pubblico pagante, che vuole assistere all'eterno spettacolo di buono vs cattivo. Ma non bisogna credere che il pubblico se la beva: qualunque cosa accada su quel palcoscenico è, per definizione, finto ed il pubblico pensa che tutti gli attori siano dei buffoni senza vergogna.
Un giorno, forse, gli antropologi del futuro scopriranno il senso ultimo di tutto ciò e il perché si perpetui)

17/01/2008

La statua della Minerva, simbolo de La SapienzaHo sempre trovato profondamente stupidi certi sussulti d'orgoglio derivanti da fortuite appartenenze
sono orgoglioso di essere italiano, di essere romano e chi più ne ha più ne metta
ma stavolta non posso fare a meno di sentirmi orgogliosa e quindi, se vogliamo, felicemente stupida
orgogliosa di essermi laureata in un'università come La Sapienza, dove si annidano ancora persone capaci di alzare la voce per dissentire, invece che inchinarsi servili al potere

Dalle altre università italiane soltanto silenzio
niente consensi nè dissensi, niente su cui ragionare
è tanto più facile comportarsi come il figliolo ubbidiente, che fa il pesce in barile lasciando che sia il fratello senza peli sulla lingua a subire le conseguenze dell'aver detto ad alta voce ciò che pensa

Capiamolo, questo bravo ragazzo ubbidiente... se mai dovessero esserci ricadute positive, ne godrà anche lui, se ci sarà qualcosa da pagare, lui ne sarà esentato
chi potrebbe negare che tutto questo sia in puro stile italico?

Quel ragazzaccio maleducato di suo fratello, invece, diventerà il bersaglio preferito di tutte le anime belle (certe cose si possono pensare, ma mai dire ad alta voce, ricordati!) che troveranno nuove occasioni per continuare nell'antica pratica del "leccaculismo del potente", da sempre fruttuoso, le sue intenzioni saranno sviscerate, travisandone allegramente il senso perchè tanto chi ci farà caso?, nel salotto delle vecchie zie, grate di avere nuovi spunti di pettegolezzo dopo aver consunto i vecchi
cavoli suoi! se l'è cercata, dopotutto, questo ragazzaccio impudente...

Per farla breve (mi reggo ancora in piedi per scommessa, dopo un'influenza catastrofica), al prossimo che mi parlerà male de La Sapienza sputerò in un occhio
tenetelo presente, bravi ragazzi ubbidienti

08/11/2007

Da un paio di giorni, il ricordo insistente di una canzone ascoltata nel delizioso e vecchissimo musical "Bulli e pupe"
musical all'altezza del romanzo da cui è tratto, di Damon Runyon, che da ragazzina mi divertì alquanto e mi fece apprezzare le virtù di una scrittura fuori dagli schemi scolastici cui ero abituata, prima dello sconvolgimento definitivo e senza ritorno che Il giovane Holden apportò al mio stile personale.

Sarà che in questo momento avrei TANTO bisogno di un colpo di fortuna, sarà che il ritmo così energetico della canzone ha il potere di scuotermi dalla mia solita tendenza al letargo
fatto sta che la dedico a me stessa

They call you lady luck
But there is room for doubt
At times you have a very un-lady-like way
Of running out

Your on this date with me
The pickins have been lush
And yet before the evening is over
You might give me the brush

You might forget your manners
You might refuse to stay
And so the best that I can do is pray

Luck be a lady tonight
Luck be a lady tonight
Luck if youve been a lady to begin with
Luck be a lady tonight

Luck let a gentleman see
Just how nice a dame you can be
I know the way youve treated other guys youve been with
Luck be a lady with me

A lady never leaves her escort
It isnt fair, it isnt nice
A lady doesnt wander all over the room
And blow on some other guys dice

Lets keep this party polite
Never get out of my sight
Stick with me baby, Im the guy that you came in with
Luck be a lady tonight

A lady never flirts with strangers
Shed have a heart, shed be nice
A lady doesnt wander all over the room
And blow on some other guys dice

Lets keep this party polite
Never get out of my sight
Stick with me baby, Im the guy that you came in with
Luck be a lady tonight!

03/10/2007

Macché leoni, hic est pecus!

Ordunque:

Si può tranquillamente andare al bar da sole senza essere scambiate per adescatrici, sempre che si sia stagionate come la sottoscritta (del buono c'è nell'essere una tardona, via... :D), ma non bisogna illudersi di poter passare inosservate, perchè ragazzini, pastori, casalinghe, vecchietti e vecchiette ti faranno i raggi X  con occhi acuti come spilli, dietro i quali sentirai il baccano di pensieri come e questa chi è? da dove viene? ma dove alloggia? deve aver parenti qui, ma chi?, sempre che non ti avvicinino per chiedertelo direttamente.
D'altro lato, apprezzerai con sorpresa il fatto che qualunque passante incrocerai, persino i bambini che escono da scuola,  ti saluterà gentilmente, e se gli chiederai informazioni si farà in otto per darti una mano.

Nella casa, niente fantasmi o inquietanti presenze, ma puzza di chiuso, mucchi di ciarpame, vecchi mobili in disarmo, orribili quadri e stampe alle pareti (ho scoperto che uno particolarmente orrido era l'ingrandimento, colorato a mano, della microfoto di zia Margherita, morta da bambina), santini, vecchi calendari e foto di Padre Pio. Il tutto guarnito da abbondanti ragnatele.
In compenso, il profumo e il sapore delizioso dei fichi che crescono sull'albero nel cortile, da contendere a passeri buongustai che hanno preso alloggio nell'intrico di rovi che una volta era un bel rosaio. Inquilini vivaci e nervosi, che prendono il volo al suono del primo passo nel cortile.
Il grande albero di cachi pare non attirarli, ma i frutti sono ancora verdi e acerbi, e pendono dai rami come grandi palle di un albero di Natale.

La gente cammina tanto, senza fretta ma con costanza, quindi se chiederai scusi, è lontano il cimitero? si può raggiungere a piedi? e ti risponderanno eia! è ssolo una ppasseggiatta!, non ti stupirai quando ti troverai ad inoltrarti nella campagna verso una macchia lontana di cipressi che si avvicina sin troppo lentamente. E capirai il perchè di tanti sedili e panchine lungo la via, luogo di sosta per riprendere fiato e salotto per i vecchietti, che da quelle parti preferiscono sedersi in lunghe file a chiacchierare e osservare con la solita vista a raggi X tutti i passanti, piuttosto che ammuffire davanti alla televisione come in tutti i luoghi civilizzati.

I vecchietti, per l'appunto.
Nel piccolo cimitero, dove ti troverai tutta sola in una mattina splendente di sole  già autunnale, scoprirai che lì la gente vive molto a lungo. Pochissimi bambini, pochi giovani, ma schiere su schiere di vecchioni tarchiati e di vecchiette incartapecorite vestite di nero.
Come se lnvecchiare qui facesse arrotondare i maschi e disseccare le femmine, rifletto mentre saltello tra le tombe disposte in ordine sparso alla ricerca dei miei nonni. Ma gli avi sono dispettosi e si nascondono chissà dove.
E' vero che mi sorprendo a cercare tra i volti invece che tra i cognomi, come se mi ritenessi in grado di riconoscere volti di famiglia mai visti (mio nonno) o visti una sola volta in foto (mia nonna, giovane, alta, bella e sorridente. Indossa il bel costume del paese come un abito regale).
Faccio una pausa seduta sul muro basso del vialetto d'ingresso. E' tarda mattinata, il sole fa brillare le scritte in caratteri liberty sulla lapide accanto a me e una lucertola passeggia pigramente sul granito. Qualche cracra di cornacchie e un venticello fresco che sull'altura vicina fa girare le pale eoliche.
Pace tutt'intorno e dentro di me, e morti che ronfano serenamente. Non ho trovato i miei nonni, ma va bene così. Mi avvio per tornare a casa e passando accanto a un cortile dove stanno arrostendo un capretto per il pranzo domenicale mi accorgo di essere affamata, anzi, affamatissima.

All'arrivo avevo deciso di non voler affrontare cucina a gas, tegami, piatti e posate (è tutto da lavare, se non altro per togliere di torno quell'odore di vecchio e chiuso) e di optare per pane, salsiccia, formaggio e frutta. Scelta che si è rivelata felice, grazie al buon pane (i romani consideravano questa zona "il granaio di Roma"), all'ottima frutta locale ed ai formaggi  di varie qualità che qui producono i pastori, uniti in consorzio. Evito di pensare al mio colesterolo ed agli aromi pecorecci che alla fine del mio soggiorno probabilmente esalerò.
Ma quando mi ricapiterà di mangiare tante cose così buone e ruspanti tutte insieme?

E arriva il giorno del ritorno.
In piedi alle 4 del mattino, per arrotolare il sacco a pelo ed infilarlo nel trolley seguito da tutto il resto del bagaglio. Mi lavo, mi vesto, chiudo luce e acqua (la manopola è in fondo al cortile, da raggiungere a tentoni nel buio pesto), controllo di aver chiuso finestre e porte e sono già per strada, sotto luci giallastre gentile regalo della centrale eolica.
Silenzio totale, solo un chicchirichì al quale, dopo il clac della porta che si chiude e il suono delle rotelle del trolley sul selciato, si aggiungono immediatamente starnazzamenti sguaiati di anatre e oche, gorgoglii di tacchini e altri versi non meglio identificati. Ho svegliato un intero zoo , penso mentre mi avvio alla fermata del pullman, unico collegamento giornaliero con Cagliari, che passa alle 6,25 del mattino per portare gli studenti a scuola, ma meglio se sta alla fermmatta in anticcippo, perché certte vvolte ppassanno primma e cooorronnnoooo..... Se voglio prendere la nave stasera non c'è altro modo... mi toccherà passare la giornata a Cagliari, buttata nel porto come un'emigrante.
Un vecchietto insonne si avvicina, mi raggiunge, mi saluta e gira sui tacchi, tornando lentamente da dove è venuto. Il suono dei suoi passi sul selciato, nel silenzio rotto solo ogni tanto da qualche macchina di passaggio.
Arriva il pullman, puntuale. Il guidatore è un gran bel pezzo di figliolo, che mi dà una mano a sistemare il mio pesantissimo trolley nel bagagliaio e poi si lancia in una corsa vertiginosa nel buio, lungo la stradina tutta curve. Ad est  l'orizzonte sta schiarendo e quando arriviamo sopra il lago Mulargia è di un celeste tenerissimo, con una nuvola che sembra l'ala piumosa di un angelo. Intorno, boscaglie cupe e arruffate, qualche albero e campi di grano falciato, in ogni campo in una direzione diversa.
Sentendo l'arrivo del pullman, si alza in volo uno stormo di grandi uccelli scuri e in un flash capisco che solo un pittore potrebbe rendere questa bellezza drammatica e struggente, Van Gogh.

Poi iniziano i paesini, salgono i ragazzi, uguali ai loro coetanei di qualunque altra parte del mondo.

Poi Cagliari, la città. Ancora lontanissima da Roma, il viaggio è già finito.

21/09/2007

Hic sunt leones

Eccomi in partenza per N., paesino di poco più di duemila anime ai bordi della Barbagia, dove viveva la famiglia di mio padre
l'ultima zia è morta da tempo e occorreva che qualcuno di noi nipoti si decidesse ad occuparsi della vendita di questa enorme casa, che di fatto è un peso morto sulle nostre spalle.

Andai lì una sola volta, e sgambettavo ancora in carrozzina
nessun ricordo, quindi, ma in compenso mille inquietudini

Almeno cinque giorni da passare in una casa ancora piena zeppa di mobili e oggetti
niente pc, niente televisione, probabilmente niente radio
il dubbio di poter impunemente andare al bar a prendere un caffè senza essere scambiata per una donna di facili costumi (mi è successo, anni fa...)
e la certezza di essere squadrata come un'aliena

Magari troverò molta più modernità di quanta immagino
magari la bellezza dei luoghi ( è zona nuragica, ricca di fiumi e laghi!) mi incanterà
magari di notte dormirò come un ghiro e non fantasticherò su ogni scricchiolio di quella vecchia casa
al momento sono aperta ad ogni ipotesi

Però mi sento come un esploratore che sta per inoltrarsi in un territorio non segnato sulle mappe
eccitazione e preoccupazione che si mescolano senza soluzione di continuità
è un viaggio alle mie radici, in definitiva - la famiglia di mio padre, questa perfetta sconosciuta -
è andare incontro a storie che non conosco, facce che non conosco, vite che non conosco nelle quali, forse, potrei trovare il rispecchiamento e parte del senso della mia storia, della mia faccia e della mia vita.

17/09/2007

Non è curioso che, giunti al punto di saper riconoscere la nostra particolarissima unicità
quella vera, che va al di là di ogni etichetta che qualcuno ci appiccica addosso
quella che fa di noi un individuo assolutamente inconfondibile
si diventi contemporaneamente capaci di ravvisare una sorta di fratellanza che ci accomuna a chiunque altro
tale che quando dai dell'idiota o del lestofante a qualcuno sai che stai giudicando anche una parte di te?

Come se il massimo dell'individuazione permettesse di cogliere il filo che unisce tutti noi
come salire in cima a una montagna e scoprire che la linea dell'orizzonte è curva e non piatta

06/09/2007

Tipi

Piccoletta, sorridente, con parecchi rotoli di ciccia strizzati nella magliettona nera sulla quale spicca, a caratteri cubitali, la scritta "BRIATORE ME SPICCIA CASA" *
scende dal bus e si avvia, baldanzosa e insieme timida (per l'audacia della scritta?), a fare la spesa al mercato rionale

* Per i non romani: "Briatore fa la pulizie a casa mia"

29/08/2007

Anni Cafoni - Piccolo glossario di sopravvivenza (1)

autoironia[au-to-i-ro-nì-a] s.f.
Capacità di ridere bonariamente quando il tuo aggressore ti sfotte pesantemente. In quest'accezione, vi si può ravvisare l'espressione di un meccanismo di difesa non dissimile dalla sindrome di Stoccolma: non hai un briciolo di a. (il tuo desiderio di picchiarmi perchè ti ho detto, a freddo, senza provocazione e senza esser stato interpellato, che sei un povero imbecille fallito è sintomo della tua immaturità e della tua incapacità di considerarmi il tuo legittimo giudice, prerogativa che mi appartiene e che solo un imbecille fallito come te oserebbe negarmi)

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Infine devo avvisarvi che questo blog è visibile al meglio con Mozilla e Firefox.... bwahahahahahahah!!